Vedere oltre il sipario

La vita ci offre in continuazione la possibilità di prendere atto di temi di sé su cui lavorare. Uno dei modi più basilari e più belli per farlo è auto-osservarsirimanere presenti a se stessi.

L’auto-osservazione è una pratica che viaggia a stretto contatto col concetto di presenza. Leggendo online o sui libri, che si parli di crescita personale, di esoterismo, di spiritualità o di psicologia si passa bene o male sempre dall’auto-osservazione.

Cos’è, in pratica, l’auto-osservazione? Definiamola, semplicemente, come la capacità di osservare il proprio mondo interiore senza giudicarlo. Facciamo un esempio.

Carlo e Licia

Serata romantica: divano, film e risate. Carlo, ridendo, dice alla sua fidanzata Licia che è ingrassata. Licia diventa paonazza dalla rabbia e, con un tono misto tra grida e pianto, insulta Carlo. Carlo, a sua volta, minimizza la reazione di Licia continuando a ironizzare. Licia a quel punto lo butta fuori casa e gli dice che non lo vuole vedere mai più. Carlo se ne va gridando che è pazza, mentre Licia chiude la porta singhiozzando.

Davanti a un racconto come questo, potresti propendere per dare ragione a Licia, pensando che Carlo si sia comportato in maniera sgarbata. Magari anche a te darebbe fastidio se il tuo fidanzato facesse un commento di questo tipo. Come si permette?

Oppure potresti sentirti più affine a Carlo che, dopotutto, non ha certo insultato Licia. È stato solamente onesto, come ci si aspetterebbe di essere in una coppia, e, oltretutto, a differenza di Licia non ha reagito in maniera aggressiva, cercando di mitigare a modo suo una reazione che, per lui, non era nemmeno giustificata.

Quelli appena formulati non sono altro che giudizi: sostanzialmente, sono opinioni. Se ne possono avere tante e diverse, ma non ci aiutano a dipanare la questione.

Qual è il modo migliore che hanno a disposizione Carlo e Licia per cogliere l’opportunità insita in questo conflitto e trasmutare un evento infelice in un’occasione di crescita?

Innanzitutto, è necessario un atteggiamento responsabile da entrambe le parti, realizzando che nessuno, al di fuori di noi, è responsabile di ciò che proviamo. Questo comporta inevitabilmente che non è responsabile dire a un altro: «Mi hai offesa», poiché quell’emozione di disagio non è altro che il frutto della propria reazione. Del resto, a parità di circostanza, un’altra persona diversa da Licia avrebbe potuto riderci su oppure ironizzare su quel filo di pancetta che sta venendo a Carlo, senza dar peso alla questione.

Quello che è importante capire è che la risoluzione del conflitto è possibile solo oltre il piano del giudizio: il conflitto non si risolve quando si decreta chi ha ragione e chi ha torto, ma quando ognuno si assume la responsabilità di sé.

Auto-osservarsi

Ecco come lo scenario avrebbe potuto svolgersi se Carlo e Licia avessero avuto un atteggiamento più responsabile rispetto a quello assunto nello scenario precedente. In questo nuovo scenario, Carlo e Licia si ritengono responsabili di ciò che provano.

Serata romantica: divano, film e risate. Carlo, ridendo, dice alla sua fidanzata Licia che è ingrassata. Licia -che, essendo una persona responsabile, si auto-osserva in continuazione- sente una reazione fisiologica intensa: un forte dolore al petto, una chiusura di stomaco pazzesca e improvvisamente si sente sola, abbandonata, tradita. Sente freddo. Un impeto di rabbia e di dolore la pervade partendo da chissà dove. Vorrebbe piangere, ma non ne ha la forza.

Tutta questa valutazione avviene in un attimo, ovvero in quell’attimo che separa la frase di Carlo dalla risposta verbale di Licia. Questa presa di coscienza è l’auto-osservazione: Licia sta osservando cosa le capita all’interno e non lo sta giudicando: ne sta semplicemente prendendo atto. Nel fare ciò, inoltre, non reagisce meccanicamente come ha fatto prima.

Ma non finisce qui!

Carlo, che è altrettanto responsabile, vede la reazione fisiologica di Licia e, benché Licia non abbia ancora risposto verbalmente, intuisce che c’è qualcosa che non va. Si osserva a sua volta e si sente piccolo piccolo, come un granello di sabbia sperduto nello spazio profondo. C’è un misto di senso di colpa, dolore e paura. Anche questa presa di consapevolezza è durata un attimo.

Adesso ti prego di fermarti un istante con me a riflettere: si può dire che le sensazioni fisiche ed emozionali di Licia siano oggettivamenteineluttabilmente derivanti dalla battuta di Carlo? E si può dire che le sensazioni fisiche ed emozionali di Carlo siano oggettivamenteineluttabilmente derivanti dalla reazione fisiologica di Licia?

Ovviamente no!

Ecco perché la responsabilità è così importante: noi abbiamo scelto, anche se magari inconsapevolmente, di reagire in una data maniera a una data situazione. Siamo sempre gli unici responsabili del modo in cui reagiamo. Attribuire a un altro il nostro stato d’animo equivale semplicemente ad ingannarsi, anche se può essere difficile da accettare all’inizio.

Una volta osservato il proprio mondo interiore si ha la preziosa possibilità di rimanervi presenti.

Essere presenti a se stessi

Definiamo la presenza a noi stessi come la capacità di vivere pienamente il momento presente, consapevoli di ciò che accade dentro e fuori di noi, mantenendo un profondo contatto con noi stessi.

Torniamo al secondo atto dell’avvincente vicenda di Carlo e Licia.

Licia, responsabilmente, si è auto-osservata e ha preso consapevolezza di una serie di sensazioni fisiche e di emozioni che, nel primo scenario, l’hanno portata ad una reazione automatica e inconsapevole. Nel primo scenario, Carlo e Licia sono stati travolti da un effetto domino fuori controllo. In questo nuovo scenario, invece, Carlo e Licia, essendo responsabili, hanno il potere di scegliere come vivere la situazione.

Una volta consapevole di queste sensazioni, Licia ci è rimasta presente. Ha portato la sua consapevolezza lì dove sentiva. Ha ascoltato il dolore al petto e allo stomaco e anche le sensazioni di solitudine, abbandono e tradimento. Rimanendo presente alle sue sensazioni Licia è improvvisamente tornata alla sua infanzia, quando suo padre, con cui non ha mai avuto un buon rapporto da bambina, la derideva con fare grossolano. Questo atteggiamento da parte della figura paterna le ha fatto provare un grosso dolore, senso di abbandono e anche senso di tradimento.

Anche Carlo, responsabilmente, è stato presente a se stesso.

Carlo è rimasto presente alla sua sensazione di sentirsi minuscolo e sperduto, al suo dolore e al suo senso di colpa. Improvvisamente, gli è balenato un lampo della sua infanzia, quando passava più tempo con la baby-sitter piuttosto che con la madre che, lavorando molto, non aveva la possibilità di passare del tempo di qualità con lui. Carlo, da bambino, reagiva a tutto questo comportandosi in maniera dispettosa e sarcastica con la baby-sitter e con la madre. Era il suo modo di cercare di farsi vedere. Naturalmente, nel fare questo provava dolore e un senso di colpa, com’è comprensibile che fosse.

Vedere oltre

Carlo e Licia avevano rimosso il ricordo di questi episodi appartenenti ormai a un passato remoto, ma le ferite restano finché non vengono guarite consapevolmente. Il rapporto di coppia, spesso, elicita le nostre ferite del passato. Se colta, è una stupenda occasione di crescita personale e di coppia.

Richiede la volontà di andare oltre la battuta, oltre le grida, in una dimensione interiore, con l’intento amorevole di voler sanare le proprie ferite, riconoscendo, parimenti, che il conflitto attuale non è altro che il galleggiante in superficie delle ferite in profondità di entrambi.

A volte la sola presa di coscienza è sufficiente a risolvere quel genere di ferite che chiedevano solo di essere viste. A volte, invece, è utile dipanare meglio le dinamiche nell’ambito di un lavoro individuale o di un workshop di gruppo.

In ogni caso, è importante scegliere di vedere oltreguardare in faccia la realtà, poiché Carlo non è il papà indelicato di Licia e Licia non è la mamma assente di Carlo.

Continuare a reagire automaticamente alle situazioni del presente trascurando questa verità significa scegliere di vivere una realtà fittizia, come in uno spettacolo teatrale, dove non ci si relaziona con le persone per quello che sono, ma per il personaggio che interpretano. 

  • Iscriviti
Hai dimenticato la password? Inserisci il tuo indirizzo e-mail: riceverai via e-mail le istruzioni per reimpostare la password.
[]