Le pecore temono i lupi, ma chi le porta al macello?

Non si può certo dire che il 2020 sia stato un anno come gli altri!

Il clima terroristico che lo ha distinto è stato qualcosa che, volenti o nolenti,  ci ha accompagnato continuativamente. In origine era solo la comunicazione mediatica martellante e deliberatamente manipolatoria; poi è accaduto l’inevitabile: quella che doveva essere una situazione straordinaria è diventata improvvisamente ordinaria. Per tanti, è diventata una nuova normalità.

Oggi non stupisce nessuno vedere un conducente d’auto che guida da solo con la mascherina bene aderente a naso e bocca, come non sorprende più vedere persone passeggiare in mezzo al nulla cosmico con mascherina e guanti ben ingellati di disinfettante.

Fino all’anno prima sarebbe stato considerato come minimo ridicolo, per non dire sintomatico. Oggi invece è normale, nonostante non si contino più le evidenze scientifiche che documentano l’inutilità di questa prassi.

Credo che, sociologicamente parlando, si potrebbero scrivere trattati interi su come le masse di persone abbiano reagito a questa situazione contingente, ma io sono un Costellatore proveniente dal soccorso sanitario, dunque mi è sorto spontaneo porgermi una domanda da un altro tipo di prospettiva.

Sarò ingenuo, ma mi sono chiesto cosa spinga tutte queste persone a comportarsi così.

Sarebbe logico dedurre che le persone abbiano paura di morire. Questa psicosi di massa, quindi, potrebbe non essere altro che il frutto di questa paura.

Ora, se questo fosse vero, mi aspetterei di sentire da quelle stesse bocche molti più discorsi orientati al rafforzamento del sistema immunitario, per esempio. Sì, insomma: l’uomo esiste da centinaia di migliaia di anni ed è arrivato fin qui senza vaccini, farmaci, app, mascherine e guanti ingellati di amuchina. Il nostro organismo ha un sistema immunitario che è preposto proprio alla nostra difesa e, nella mia ingenuità, il mio primo pensiero è stato: “Cosa posso fare per aiutare il mio corpo a farsi trovare pronto?“.

L’atteggiamento generale che osservo, tuttavia, non va affatto in questa direzione; sembra piuttosto teso a evitare in qualunque modo il contatto col virus. Mi riesce difficile credere realistico, per non dire sensato, che la strategia per uscirne vivi sia cercare a tutti i costi di evitare il virus indossando mascherine che, dichiaratamente, non possono filtrarlo e riempiendosi le mani di gel che, a lungo andare, deteriorano le normali protezioni dell’organismo.

Dunque, qual è il problema?

Ciò che ho osservato mi ha portato a due ordini di riflessioni.

Il primo riguarda il fatto che queste persone tendono più a ragionare come bambini piuttosto che come adulti. Seguono pedissequamente le istruzioni ricevute senza prendersi la briga di documentarsi in maniera critica. Non serve più pensare, ragionare, farsi domande, prendere decisioni e assumersi quei rischi che la vita fisiologicamente porta in seno. L’importante è eseguire ciecamente le istruzioni ché “andrà tutto bene”, con tanto di disegnini e arcobaleni (strumenti tipicamente utilizzati dagli adulti, no?).

Se sei tra queste persone, non fraintendermi. Non ti sto prendendo in giro. Sto solo osservando che l’atteggiamento, a livello di dinamica sottile, è puerile. È puerile nella misura in cui si demanda completamente la propria responsabilità ad altri. Né più, né meno di questo.

Essere adulti implica un altro tipo di approccio alla vita. Un approccio che non si dà alla fuga dalle difficoltà e dai problemi, ma, al contrario, gli va incontro, li attraversa e li trasmuta in occasioni di grande crescita interiore.

Tutto ciò mi ha portato alla seconda riflessione. Forse la questione non attiene tanto alla fisiologica paura di morire, quanto piuttosto alla paura di vivere: scegliere di chiudersi in casa (quando questa era ancora una scelta, almeno) perché fuori potremmo incontrare il famigerato virus che potrebbe ucciderci non è molto diverso da scegliere di chiudersi in casa perché fuori potremmo essere travolti e uccisi da un pirata della strada.

Il punto è che la sicurezza in natura non esiste: è un’illusione della mente. E questo, qualunque adulto, lo sa. E la crescita, per non dire la vita stessa, non è fatta di tanti tasselli di sicurezza messi uno dopo l’altro. Al contrario, da quando siamo nati fino a oggi abbiamo corso dei rischi, a cominciare dallo stesso atto di nascere! Abbiamo corso dei rischi perché la vita ce lo chiede; perché non c’è traguardo senza cammino prima, con tutte le sue incertezze.

Se lungo il cammino della tua storia hai perso le redini della tua vita, questo è il momento più adatto per riprenderle in mano. Comincia a osservarti, recupera la tua responsabilità ed ergiti a pieno titolo nell’Olimpo degli adulti.

Solo da lì potrai veramente godere di una vita piena di amore e felicità.

Sai, le pecore temono i lupi, ma alla fine è il pastore a portarle al macello. Tu cosa temi?

 

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